Gli Oscar di Linea20: BlacKKKlansman

tempo di lettura: 4 min

Spike Lee, il celebre regista che nel 2016 aveva guidato la protesta contro l’Academy al grido di «Oscars so white», torna alla ribalta con BlacKKKlansman, un film ironico, intelligente e ricco di grandi performance. La pellicola ha ricevuto ben sei nomination: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore non Protagonista (Adam Driver), Miglior Montaggio, Miglior Sceneggiatura non Originale e Miglior Colonna Sonora. Presentato il 14 Maggio 2018 al Festival di Cannes, è stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 27 Settembre 2018.

La Trama: 5/5

Voto5

Colorado Springs, anni ’70. Ron Stallworth è un poliziotto afroamericano, il primo a ricoprire tale ruolo nella cittadina. Se inizialmente si ritrova a lavorare negli archivi ed è vittima del razzismo dei suoi colleghi, un comizio sui diritti civili, tenuto da Kwame Ture, segna l’inizio dello sviluppo di una sua coscienza politica, critica, ragionata e sincera. Al comizio Stallworth conosce anche l’affascinante Patrice, membro molto attivo dell’unione studentesca nera dell’università locale. Successivamente trasferito nel dipartimento di intelligence, Ron nota su un quotidiano locale un annuncio di reclutamento per il Ku Klux Klan. Il poliziotto decide quindi di chiamare il numero, fingendosi un suprematista bianco, riuscendo a entrare in contatto con il responsabile provinciale del Klan, il quale esprime il desiderio di fare la sua conoscenza. Ron progetta dunque un’indagine sotto copertura per scoprire i segreti dell’organizzazione ed esporne le attività illegali. Per fare ciò, tuttavia, Stallworth necessita dell’aiuto del collega Flip Zimmerman, che dovrà impersonarlo durante gli incontri del Klan. Ben presto, Zimmermann viene a conoscenza di un attacco progettato ai danni della comunità afro-americana.

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La Regia: 5/5

Voto5

In un susseguirsi di colpi di scena, battute folgoranti e momenti di tensione palpabile, Spike Lee costruisce una storia mai banale, in continuo dialogo con il presente. In questo senso, il film di Lee può essere veramente definito politico. Il regista, infatti, riutilizza una storia vera per offrire uno spaccato della realtà attuale: le vicissitudini di Stallworth e Zimmermann diventano la cartina tornasole di un’America ultra moderna, ma ancora drammaticamente legata a problematiche vecchie di anni. Emblematiche sono le scene che chiudono il film: Spike Lee decide di proiettare le immagini della marcia per i diritti civili dell’Agosto 2017 tenutasi a Charlottesville. Nulla è risparmiato dal regista: sono presenti i suprematisti bianchi, è presente la contro-marcia organizzata dai bianchi, l’attacco terroristico di James Alex Fields (costato la vita a Heather Heyer) e le dichiarazioni di Donald Trump a seguito di tali drammatici avvenimenti. Tuttavia, le immagini forse più violente nella loro semplicità sono quelle dell’ultima scena, in cui una bandiera statunitense rovesciata sfuma lentamente verso il bianco e nero, segno tangibile di una situazione irrisolta. Eppure, nonostante questo pessimismo di fondo, il film può essere definito una commedia, anche per la premessa quasi paradossale: un nero (Stallworth) e un ebreo (Zimmermann) riescono, in poco tempo, a infiltrarsi nella cellula locale del notoriamente razzista Ku Klux Klan, riuscendo a carpirne i segreti più nascosti. Anche la scelta di rendere quasi stereotipati alcuni dei personaggi, quasi dei tipi, è coerente con la volontà di Lee di demistificare un immaginario collettivo ancora profondamente razzista, nonostante il passare degli anni. Si potrebbe quasi affermare che Spike Lee si avvalga in questo film della tecnica letteraria dello straniamento, tipica della narrativa novecentesca. Attraverso uno sguardo volutamente scanzonato e parodistico, la sceneggiatura del film rivela fino a che punto l’attualità sia ancora drammaticamente simile a un passato vergognoso fatto di razzismo, segregazione e suprematismo bianco.

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Il Cast: 4/5

Voto4

Uno dei fattori che permette al film di essere un connubio tra ironia e tragicità è proprio il cast, straordinariamente azzeccato. Tra tutti, emergono come le forze motrici della narrazione proprio i due attori principali: John David Washington e Adam Driver, che interpretano rispettivamente Ron Stallworth e Flip Zimmerman. La performance di Driver, in particolare, è giustamente degna della nomination ricevuta. L’attore riesce infatti a calibrare con attenzione drammaticità e comicità in un gioco degli opposti che è sicuramente uno dei principali meriti del film. Anche John David Washington interpreta in modo convincente Ron Stallworth, infondendo al personaggio una grande umanità, portando così gli spettatori a instaurare una relazione empatica con lui. Anche la performance di Laura Harrier, che nel film interpreta l’attivista Patrice Dumas, merita un riconoscimento, in quanto l’attrice riesce a restituire un personaggio sfaccettato, appassionato e incredibilmente interessante.

Conclusione

BlacKKKlansman è un film splendidamente riuscito, forse uno dei migliori di Spike Lee, in virtù della profonda istanza politica che lo anima. Riuscendo a mescolare comicità e tragedia, simpatia e conflitti interiori, il regista restituisce agli spettatori l’immagine di un’America spaccata, vittima dei suoi stessi pregiudizi nel 1970 così come nel 2018.

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