Terremoto 2.0

tempo di lettura: 3 minuti

Ore 3.37 del mattino. Mi sveglio in preda ad un attacco di panico. Tutto si muove, ondeggia quasi, ma nulla stranamente cade. Aspetto immobile nel mio letto, come se mi si fossero gelati gli arti e aspetto. 10 secondi. 20 secondi. 30 secondi. Poi si ferma. Trovo il coraggio di uscire dalla camera e trovo fuori le mie due solite facce amiche che mi guardano in un misto di terrore, sonno e incredulità. “Jishin?” (“Terremoto?”). Annuisco ancora con la bocca asciutta per lo spavento immenso.

Apriamo il computer e scopriamo che è stato un terremoto di magnitudo 5.9, una bazzecola per questa zona, ma per me, abituata ai terremoti da 4.3 che distruggono isole, è stato abbastanza da farmi chiamare i miei genitori chiedendo di poter tornare a casa. La mattina dopo (o meglio poche ore dopo) Sho mi confessa che non è stata svegliata dal terremoto bensì dall’allarme del telefono che 3 secondi prima ha suonato rumorosamente per avvisare dell’imminente arrivo della scossa. La guardo stupita e le chiedo come funzioni.

Sulle impostazioni dell’iPhone compare tra le notifiche la voce “Avvisi di Emergenza”, cosa di cui non avevo nemmeno sentito parlare (giusto per darvi un’idea di quanto io sia tecnologica, ho scoperto dell’esistenza di iCloud un mese fa). Dalle impostazioni generali infatti si può attivare questa particolare notifica che è direttamente collegata al sistema di allarme terremoto in Giappone o in qualunque posto ci si trovi.

Questa funzione è nata con l’aggiornamento del Software iOS5, ad agosto 2011 inoltrato. In seguito infatti al Grande Terremoto del Tōhoku dell’11/03/2011 (di cui parlerò presto), il governo giapponese ha deciso di disporre un sistema immediato di allerta per tutti i cittadini presenti su suolo giapponese che abbiano attivato questa funzione.

Il Giappone infatti dispone del più avanzato sistema di allerta terremoti in tutto il mondo, un sistema a livello nazionale nato nel 2007, che rileva tremori, calcola l’epicentro di un terremoto e invia avvisi brevi verso più di 1.000 sismografi sparsi in tutto il Paese.  Appena viene percepito da un sismografo del Paese un tremore tale da dover allertare la popolazione, questo sistema si attiva, inviando subito una notifica al telefono che inizierà a suonare e attirare la vostra attenzione. Dopo aver fatto un po’ di ricerche al riguardo, mi sono sinceramente meravigliata. La tanto agognata tecnologia, in questo caso, può salvare migliaia di vite con un semplice messaggio.

Immaginate di ricevere questo messaggio di notte, mentre siete nel vostro letto con magari oggetti contundenti o altro vicino a voi. Un messaggio del genere vi avvisa nel minor tempo possibile della scossa che sta per arrivare, vi permette di trovare riparo e, nel migliore dei casi, di salvarvi la vita.  Inoltre, questa notifica è attiva per qualunque tipo di comunicazione importante da parte del governo, come ad esempio altre calamità naturali (vedi tsunami), o situazioni di pericolo pubblico.

Qualche giorno dopo da questo forte terremoto, ricevo un allerta “di prova”, che mi parla di un imminente tsunami (allego foto dello screen).

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Vi lascio immaginare la mia reazione nel leggere di fretta solo la parola “tsunami”, alle 8.57 del mattino, mentre ero ancora semi dormiente: con uno scatto che definirlo atletico è riduttivo, presa dal panico più totale, mi sono messa sotto la scrivania, non rendendomi conto del fatto che fosse solo una prova, ma soprattutto pensando da sciocca che lo tsunami potesse arrivare qui ad Aobayama, in montagna, al settimo piano di un edificio immenso. E anche se fosse arrivato, di certo una scrivania non mi avrebbe salvato la vita.

Passato il mio solito attacco di panico, mi sono alzata e mi sono seduta, cercando di riprendere un ritmo cardiaco definibile almeno umano.

Quanto tempo serve per salvarsi la vita? Quanto ci metterei io a realizzare cosa fare se mi arrivasse una notifica vera? Ma soprattutto, riuscirei a gestire la situazione? Riuscirei ad utilizzare saggiamente quel tempo per mettermi a riparo?

Spero francamente di non doverlo scoprire mai, ma già il fatto che venga data a molti la possibilità di avere del tempo, seppur minimo, in più, è fantastico. Forse, a volte, questa tecnologia non ci fa così male.

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