Alla scoperta di Giovanni Poli, veneziano di genio nel teatro del Novecento

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Nei giorni scorsi Venezia si è tinta dei colori scenici di Giovanni Poli e i vivaci gesti della sua commedia hanno attraversato il Canale della Giudecca tra San Giorgio e Santa Marta, con momenti di studio, momenti di spettacolo e momenti di risa. Tra 25 e 26 ottobre, infatti, l’Istituto di Teatro e Melodramma della Fondazione Giorgio Cini e il Teatro Ca’ Foscari di Santa Marta hanno omaggiato il grande regista veneziano (Crosara di Marostica, 1917 – Venezia, 1979), figura cardine nel panorama teatrale italiano e internazionale del secolo scorso, con una serie organica di eventi scientifici e culturali coordinati dalla Prof.ssa Maria Ida Biggi. L’occasione nasce da due eventi concomitanti: la donazione dell’Archivio di Giovanni Poli all’Istituto di Teatro e Melodramma il 20 ottobre 2017 e il conseguente convegno di studi “Giovanni Poli e la scena dell’essenzialità” (25-26 ottobre 2018, Fondazione Giorgio Cini, Venezia), e i 150 anni dell’Università Ca’ Foscari, con gli eventi collaterali di celebrazione.

Giovanni Poli si affaccia allo scenario artistico veneziano nel secondo dopoguerra, membro del gruppo di sperimentazione d’avanguardia “L’arco” insieme a diversi artisti e intellettuali, tra cui il pittore Emilio Vedova e lo scenografo Mischa Scandella. Un periodo di gestazione per la sua formazione che sfocia nel 1949 con la fondazione del Teatro Ca’ Foscari in Ca’ Giustinian dei Vescovi (attuale sede delle attività espositive proposte dall’università). In un momento storico di estrema crisi del teatro veneziano (l’unico spazio attivo per il teatro di prosa era l’angusto Teatro del Ridotto), Giovanni Poli dà avvio a un momento estremamente vivace della cultura teatrale, in laguna e non solo: il Teatro Ca’ Foscari, pur constituito da una compagnia non professionale, vince premi nazionali e internazionali e partecipa ad un’intensissima serie di tournée in tutto il mondo, fino a vincere nel 1960 il premio alla miglior regia al Festival parigino del Théâtre des Nations con La commedia degli zanni. La riscoperta e l’innovazione avanguardistica della commedia dell’arte portano Poli ad un successo indiscusso, che si concretizza in numerosi inviti internazionali (nel 1962 per esempio allo IASTA di New York) e dal 1964 nella direzione artistica del Teatro-Studio di Palazzo Durini a Milano. Tornato a Venezia nel 1969, vi fonda il Teatro dell’Avogaria, un luogo di sperimentazione scenica e di formazione oggi gestito dal figlio Stefano.

Ad aprire simbolicamente il sipario di queste due intense giornate, la presentazione della donazione dell’archivio di Mischa Scandella, da parte del figlio Giovanni all’Istituto di Teatro e Melodramma, e della piccola mostra corredata nell’apposita sala della Biblioteca della Manica Lunga. Mischa Scandella (Venezia, 1921-1983) è un importante scenografo del panorama italiano nel secondo Novecento. Formatosi alla Scuola d’Arte dei Carmini, nel 1945 è come Giovanni Poli tra i fondatori del gruppo “L’arco”, per poi affermarsi in ambito nazionale e lavorare con grandi registi, tra cui Strehler, De Bosio, Salvini e Bragaglia. Con Poli, poi, Mischa spesso si trova a collaborare e i due stringono un’amicizia profonda e duratura. Ecco spiegato il valore della donazione: un momento di incremento del già ricco patrimonio archivistico dell’Istituto, ma soprattutto l’apertura agli studi teatrali di un nutrito e significativo fondo di testimonianze dirette, rare, eloquenti, in perfetto dialogo con l’archivio Poli donato lo scorso anno. La presentazione è arricchita dalle testimonianze e dalle parole dei due figli di Scandella e Poli, Giovanni e Stefano, i cui aneddoti rivelano la familiarità di “Nino” – soprannome di Giovanni Poli – con la famiglia di Mischa: tanto che – afferma Stefano – conoscere Giovanni Scandella in tale occasione è come “riscoprire un cugino”.

Firmata la donazione, segue l’inaugurazione della piccola mostra in Manica Lunga, una sala dedicata all’esposizione di alcuni materiali – bozzetti di scena, schizzi, disegni lettere, fotografie, locandine – che testimonino la collaborazione in scena di Giovanni Poli e Mischa Scandella (Due veneziani in scena: Giovanni Poli e Mischa Scandella, 25 ottobre-30 novembre 2018). La mostra rientra nelle iniziative proposte dall’Istituto per promuovere e far conoscere al pubblico il proprio materiale archivistico, tesoro di testimonianze che ha portato, tra le altre cose, all’apertura della Stanza Duse, una sala dedicata a mostre periodiche di documenti dai fondi di Eleonora Duse, attrice-simbolo del Novecento italiano. Così, possiamo scoprire e immergerci nell’immaginario teatrale di Scandella e Poli, un immaginario colorato, popolato di maschere, di spazi evocativi, di scene che ci conducono nella primitiva laguna della Piovana di Ruzante, di costumi che ci pongono di fronte ai diavoli del Mefistofele di Arrigo Boito.

Evento più rilevante delle due giornate è l’importante convegno di studi organizzato intorno all’arte di Giovanni Poli. I numerosi relatori hanno portato a un passo in avanti nella conoscenza sul regista e sulla pratica teatrale italiana e internazionale del Novecento, avvalendosi in maniera sistematica del Fondo Poli disponibile e fruibile dall’anno scorso presso la Fondazione Cini. La pubblicazione degli atti renderà accessibile a tutti i contributi e gli esiti dei dibattiti del convegno: un segno manifesto, ancora una volta, del valore che donazioni, come quelle Poli e Scandella, significano per il mondo degli studi. Il convegno ha permesso di aprire finestre tematiche sulla situazione teatrale veneziana, italiana e internazionale, sulla condizione delle avanguardie italiane e non nel secondo dopoguerra, sul gruppo “L’arco”, sulle tournée di Poli e della compagnia del teatro Ca’ Foscari per il mondo, sulla riscoperta della Commedia dell’arte, sui testi impiegati da Poli, su un intero sistema di valori linguistico-scenici che da Poli arrivano ai nostri giorni. Un momento di approfondimento importante, fondamentale per gli studiosi, ma certamente arricchente nella restituzione del quadro complesso e innovativo che è la storia teatrale del Novecento.

L’universo scenico di Poli si materializza, infine, tra le serate del 25 e del 26 al Teatro Ca’ Foscari a Santa Marta con il suo successo più grande, La Commedia degli Zanni. Lo spettacolo, ripreso per l’occasione dal figlio di Giovanni, Stefano Poli, debutta nel 1958 al Festival Internazionale del Teatro Universitario di Salonicco e l’enorme successo lo porterà ad essere replicato in tutto il mondo: Milano, Bruxelles, Istambul, Kiev, Madrid, Berlino, Francoforte, Friburgo, Stoccolma, Oslo, Copenaghen, Rio de Janeiro, Montevideo, Buenos Aires, fino al grande riconoscimento a Parigi nel 1960. Scritto da Giovanni Poli riprendendo testi originali del Cinquecento, la commedia è costituita da una serie di episodi, di singole scene antologiche che mirano a delineare il carattere tipologico di alcune delle principali maschere della Commedia dell’arte: Pantalone, vecchio avaro e pauroso innamorato della Cortigiana; il Dottore, fanfarone e goffo affabulatore; la coppia di Amorosi; il Capitano spagnolo, di un’audacia fin troppo pronta a dar di spada; la scaltra e desiderata Servetta; gli immancabili Zanni, le cui maschere colorate rivelano la loro tanto primitiva quanto ingenua e ironica animalità, sempre in cerca di soddisfare i propri bisogni, fame e amore in primis. Uno spettacolo che ha fatto storia e che continua a far ridere, sul filo di scenette di sapore popolaresco. I colori sgargianti, la scena semplice ed evocativa, la lingua dialettale e la vivace gestualità creano un andamento ritmico che è musica e danza prima che significato. Allo spettatore non rimane altro che ridere: una risata ingenua, bambina, spontanea, che di fronte all’umanità impulsiva, diretta e semplice messa in scena porta con sé una nota di nostalgia.

L’articolo vuole essere un invito a scoprire la figura di Giovanni Poli, ad avvicinarsi al suo affascinante mondo scenico: sia attraverso la mostra, visitabile fino al 30 novembre secondo gli orari della biblioteca della Fondazione Cini, sia attraverso la replica de La commedia degli Zanni, che si terrà al Teatro Goldoni il 23 novembre. Come abbiamo visto, il 25 e il 26 ottobre hanno portato a Venezia una riflessione sul grande teatro che ha caratterizzato la sua storia, anche più recente. Uno stimolo per guardare al teatro in maniera diversa, per individuare nel teatro un momento di importante arricchimento personale, per riscoprire il piacere di andare a teatro oggi. Per ridere e apprezzare il valore di una risata, capace di rivelare nella maniera più efficace la modernità del teatro poliano.

Foto: Scatti della donazione dell’Archivio Scandella e della mostra curata da Maria Ida Biggi. Ritratti nelle foto sono Emanuele, Giovanni Scandella, Maria Ida Biggi e Stefano Poli. Credits: Matteo De Fina, per concessione dell’Ufficio stampa della Fondazione Giorgio Cini.

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