mono

If We Were Music #5 – If Martina Were Music

di Martina Barnaba

Quinto Episodio della rubrica “If we were music”, dove proviamo a raccontarci tramite una breve playlist, che troverete a fine articolo.

Scrivere di musica a volte è come cercare di catturare il fumo, forse perché sebbene essa sia tutta intorno a noi, non riusciamo a toccarla. Allo stesso modo penso che si comportino l’io e la coscienza: un costante flusso di sfuggevoli accadimenti e sensazioni. Ne consegue che scrivere allo stesso tempo di musica e di personalità, intrecciando le due, è un esercizio estremamente complesso, ma anche meraviglioso, in quanto, in caso di riuscita, il risultato si presenta come qualcosa di molto intimo ed emotivo. Non mi ritengo esattamente all’altezza del compito, ma proverò lo stesso a comporre una breve playlist che tocchi gli aspetti principali della mia persona.

Nella mia lista non può mancare il post rock, essendo la colonna sonora della mia vita per eccellenza (che sia dovuto ai toni a volte malinconici a volte aggressivi, oppure al fatto che sotto sotto io sia una romantica, ancora non l’ho capito). I Mono sono stati i primi ad introdurmi a questo genere musicale e nonostante il mio album preferito sia “Ashes in the Snow”, la canzone che aggiungerò fa parte di una collezione più recente, scelta dovuta al fatto che quest’ultima è dedicata ai propri genitori (“For My Parents”). Mi sento in obbligo di esagerare un pochino aggiungendo il preludio del “Tristan und Isolde” di Wagner, mio personale reminder del mondo germanico tutto, dalla filosofia che studio all’epica nordica che ho tatuata sul corpo. Sempre per rimanere fedele ai miei interessi e alla mia personalità, vi propongo i Rolling Stones, l’amore di una vita e il simbolo della trasgressione giovanile di tutti i tempi (scegliere una sola canzone è stato più difficile che scegliere la facoltà a cui iscrivermi). La stessa passione va nei confronti del progressive rock e dei suoi toni più dark: vi lascio quindi un brano dei re del prog-metal, i Tool, il cui frontman è responsabile di avermi fatto impazzire anche “grazie” a suoi due altri progetti, A Perfect Circle e Puscifer. Chiudo la playlist con i generi che più mi ricordano l’eleganza, il talento musicale, l’arte e la moda, tutti elementi a me cari: il jazz, il blues e il soul. Scegliere un artista e una canzone nel panorama jazz è ancora più arduo, a mio avviso, dello scegliere una canzone degli Stones, ma facendo un piccolo delitto nei confronti dei grandi del passato, mi limiterò ad omaggiare una giovane icona passata a miglior vita recentemente, che avrebbe potuto regalarci, ahimè, moltissime altre meraviglie.

 

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