RCF: Jukebox Letterario -BUON COMPLEANNO CARL BARKS-

Il 27 Marzo è stato il compleanno di Carl Barks, l’uomo dei Paperi, uno dei maestri del fumetto Disney, e del fumetto in generale, creatore praticamente dell’intero universo dei paperi Disney: dalla città di Paperopoli (in originale Duckburg) allo zio Paperone (Scrooge McDuck), alla Banda Bassotti (the Beagle Boys), ad Archimede Pitagorico (Gyro Gearloose), alle Giovani Marmotte (Junior Woodchucks, con il loro mitico manuale, vero e proprio GOOGLE ante litteram, in cui si può trovare qualunque informazione), al “cuginastro Gastone (Gladstone Gander) a Rockerduck, ad Amelia la fattucchiera che ammalia (Magica De Spell).
Proprio quest’ultimo personaggio merita qualche informazione in più: per creare la perfida, ma anche avvenente e affascinante, fattucchiera napoletana, Barks si ispirò notoriamente, in parte a Morticia Adams, in parte a Sophia Loren, ma soprattutto alla maga Circe, anche lei campana di Gaeta; e infatti, nelle storie di Barks, Amelia, che è anche un’esperta archeologa, decifra proprio le pergamene di Circe, per i suoi incantesimi.

Un riferimento colto quindi; e difatti Barks, era tutt’altro che un ignorante, anche se smise di studiare all’età di quindici anni e, prima di pubblicare la sua prima striscia a fumetti nel 1928, da bravo americano e come la sua celebre creatura Paperon De Paperoni, fece i mestieri più svariati regolarmente umili e pesanti: bracciante, taglialegna, fattorino di un tipografo, saldatore in una officina di riparazioni ferroviarie. Negli anni ‘30 venne assunto negli studios Disney, dove venne impiegato nella realizzazione dei cortometraggi animati, ma si stancò presto di questa occupazione a causa della poca libertà che veniva data agli artisti.

Cominciò così a scrivere e disegnare storie a fumetti per la Western Printing & Lithographing co. licenziataria della Disney. Solo storie di Paperino, perché a suo dire era impossibile scrivere storie divertenti con Topolino, che doveva sempre essere buono, simpatico e vincente; lo scorbutico, pigro e scalognatissimo, in una parola umano, Paperino offriva molte più possibilità.
Su questo personaggio Barks fece un lavoro davvero straordinario; nei cartoni animati Paperino era solo un buffone protagonista di gag piuttosto banali, Barks lo trasformò in un vero personaggio con una psicologia complessa, una famiglia, un intero universo intorno a lui, insomma con uno spessore umano.

È importante ricordare questo: per lui Paperino e compagni non erano paperi, ma esseri umani in forma di paperi, dei quali, con una metafora degna di Esopo, venivano mostrati, impietosamente, tutte le manie e i difetti, non a caso nelle storie di Barks zio Paperone è sempre definito l’uomo, non il papero, più ricco del mondo. Infatti l’idea iniziale del fumettista era di ritrarre tutti i personaggi intorno ai paperi come esseri umani, e solo per le imposizioni degli editori, dovette aggiungere i nasi neri e le orecchie pendenti da cani.

Attraverso Paperino e la sua banda Barks creò una vera e propria saga epica degna dell’Iliade e dell’Odissea (c’è pure, come abbiamo visto, una sorta di maga Circe) e una commedia umana, o paperesca, degna di Balzac; non sono parole mie ma di Francesco Guccini, grande ammiratore dell’opera barksiana.

E Guccini non è certo solo: tra i fan illustri dell’uomo dei paperi ci sono Steven Spielberg e George Lucas che si sono ispirati alle atmosfere delle sue storie per creare la saga di Indiana Jones.
La mitica scena iniziale de “I Predatori dell’arca perduta” in cui Indy fa scattare una trappola afferrando un idolo, è ripresa pari pari dalla storia “Paperino e le sette città di Cibola.

Tra gli ammiratori c’è anche il pittore surrealista tedesco Gottfried Helwein che ha raccontato come, durante la sua infanzia nel dopoguerra, la lettura delle storie di Barks gli abbia ridato la gioia di vivere e ha ammesso di aver imparato di più da Paperino, “uno dei pochi personaggi del 900 che abbiano ancora qualcosa da dire”, che da qualsiasi scuola. L’artista ha inoltre dipinto un bellissimo quadro per i cinquant’anni del personaggio.

E ancora c’è il sociologo Thomas Andrae che all’opera di Barks ha dedicato un intero libro: “Carl Barks, il signore di Paperopoli, zio Paperone e la critica della modernità”; a suo dire queste ingenue “storielle per bambini” conterrebbero una critica spietata della società americana e dei suoi valori attraverso il contrasto tra tre generazioni: lo zio Paperone, ultimo esponente del self made man e dell’uomo della frontiera che non spende nulla del suo denaro, non per semplice avidità, ma perché lo ama, perché ha trascorso tutta la sua vita ad accumularlo; il nipote Paperino, rappresentante della gioventù consumista e senza ideali degli anni ’50. Esemplare il finale di La Disfida dei Dollari in cui Paperino dichiara di essere felice quando ha i soldi per comprarsi un gelato, Paperone replica: “A me piace tuffarmi nel denaro, come un pesce baleno, e scavarci gallerie, come una talpa, e gettarlo in aria e farmelo ricadere sulla testa, come una doccia!». Infine i giudiziosi pronipoti Qui, Quo e Qua, futura generazione ribelle degli anni 60 e 70, stanchi di un mondo degli adulti basato sul denaro e i beni di consumo e fautori di un ritorno alla natura e alle cose semplici.

Concludo con una frase di un altro grande ammiratore di Barks, e suo continuatore, Don Rosa: “Per me Barks (e non sono certo il primo ad affermarlo) è il più grande narratore del XX secolo. E non ho detto la parola “probabilmente”. Chi non è d’accordo, si sbaglia. È nato all’inizio del secolo ed è morto, nel suo centesimo anno di vita, durante l’anno finale di quel secolo. Che è stato il suo”.

Giovanni Morandini

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