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Chi è Bella Baxter?
Bella Baxter è la protagonista del nuovo successo “Poor Things!” (Povere Creature!).
Il film, diretto da Yorgos Lanthimos e scritto da Tony McNamara, è stato definito uno dei migliori dieci film del 2023 dall’ American Film Institute. È stato nominato in numerose candidature e premi come miglior scenografia e film commedia, oltre che vincitore di premi come l’Oscar per miglior trucco, acconciatura e costumi, culminando con L’oscar e Golden Globe a Emma Stone come miglior attrice protagonista, dopo essere già stata premiata con La La Land (2017).
Il film sfiora numerosi generi: dalla fantascienza alla commedia, dal dramma allo steampunk, … Ma di cosa tratta Povere Creature?
La pellicola, tratta dall’omonimo romanzo di Alasdair Gray (1992), ci racconta la storia di un viaggio. Tutto inizia quando il dottor Godwin Baxter, interpretato da William Dafoe, trova il corpo di una donna incinta sulla riva del Tamigi, lasciatasi scivolare la vita dalle braccia. Nella tragedia lo scienziato vede un’opportunità: riporta in vita il corpo della giovane donna, con un piccolo twist: sostituisce il suo cervello con quello del feto nascituro. Chissà cosa penserebbe Mary Shelley, l’autrice di Frankenstein, se si fosse ritrovata seduta in sala a guardare Povere Creature.
L’infante Bella vive a fianco del suo padre-creatore e dell’assistente Max McCandles, interpretato da Ramy Youssef, che analizzano e studiano i suoi progressi come l’Enfant sauvage di Jean Itard. La crescita e l’evoluzione del personaggio avviene proprio attraverso il tema del viaggio, quando Bella decide di partire con l’avvocato Duncan Wedderburn, Mark Ruffalo, per un voyage alla scoperta del mondo esterno.
Il vagabondare della protagonista si muove su più dimensioni: geografica, introspettiva e interpersonale. Sul mappamondo Bella danza! Esce dalla grigia Londra per scoprire il piacere (dei Pastel de Nata e non) a Lisbona, la sofferenza e la povertà ad Alessandria d’Egitto, e l’indipendenza a Parigi. Sul piano introspettivo, si muove come mossa da una forza potente e inarrestabile: un’Elan Vital verso un ignoto che non è unicamente esterno, ma piuttosto che si riversa, chilometro dopo chilometro, passo dopo passo, verso l’interno, nell’intimità del dialogo con noi stessi. Forse, la cosa più preziosa che ti regala il viaggio. Infine sul piano interpersonale, nell’incontro con personaggi che la introducono alla filosofia, al socialismo, all’affetto, all’amicizia e alla diversità che c’è nel mondo.
Spesso però capita che certi viaggi celino anche delle fughe. Il percorso di Bella la vede scappare da una gabbia machista all’altra: da quella che per lei è casa e famiglia per poi ricaderci nella relazione con Wedderburn. Gabbia da cui la protagonista riesce ripetutamente ad evadere, per sprofondare puntualmente in un’altra. Le sbarre di queste prigioni hanno nomi differenti: gesti di presunto affetto, protezione, controllo, gelosia, amore. Tutte prigioni da cui Bella evade ciclicamente con la speranza di poter fuggire definitivamente.
Eppure Povere Creature! risulta essere molte cose differenti, che purtroppo necessiterebbero di molto più spazio per essere approfondite adeguatamente. . È una fotografia e scelta dei colori viva e accesa come il giallo di Lisbona, abiti frizzanti di una Londra lontana che si intrecciano con la moda odierna, è una meditazione su grandi temi attuali, domande che cercano ancora risposta, come quando dal bianco e nero si intravedono timidi colori. È ancora una grande scoperta.
Il giorno che sono andata a vedere Povere Creature al cinema era la prima volta che andavo al cinema da sola. Sarà per il mio momento anacoretico, per qualche congiunzione astrale o, più semplicemente, per la professionalità e bravura di un team dietro la pellicola, che … come mi sono sentita? Onestamente non lo so. Con il susseguirsi dei fotogrammi aumentava la mia curiosità. Secondo dopo secondo non calava la mia attenzione, ma anzi, la sentivo crescere ardentemente, quasi come se mi trovassi anch’io lì, immersa in quelle scenografie, o forse direttamente nella testa di Bella Baxter, con cui ho vissuto le vicende della protagonista tramite il suo sguardo, che sentivo bucare lo schermo e osservarmi, chiedendomi di entrare anch’io a far parte di quello che stava vivendo lei.
E ad un tratto si accesero le luci, Bella Baxton non c’era più, schermo nero, e solamente io seduta sulla poltrona del cinema.
di Isabella Ponza
