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Capitolo 4: Gente della Senna

Questo breve capitolo di Festa Mobile non introduce nessun argomento o figura strettamente legati al mondo artistico ed intellettuale della Parigi degli anni ’20 e vede l’autore compiere il tragitto di ritorno alla maison. Hemingway confessa che, dopo il lavoro, amava camminare per Parigi perché, così facendo, gli affioravano alla mente nuove idee da sviluppare all’interno dei suoi romanzi.

A metà capitolo si sofferma a guardare i pescatori al lavoro sull’Ile de la Cité sotto il Pont Nauf e, mentre egli sta in piedi, immobile, la sua mente, come a ribellarsi a tale staticità, vola formando una concatenazione di pensieri riguardanti la pesca e la friture.

Detto questo, penso sia doveroso citare uno dei romanzi più importanti e noti di Hemingway: The Old Man and the Sea, in italiano Il Vecchio e il Mare. Pubblicato per la prima volta nel 1952, vinse i premi Pulitzer e Nobel rispettivamente nel 1953 e nel 1954. Il Vecchio e il Mare è un romanzo incentrato sulla faticosa e sfortunata esperienza di un pescatore, Santiago, e di un ragazzino che lo aiuterà durante tutto il corso della vicenda, Manolin. Concetto fondamentale all’interno dell’opera, a mio avviso, è il rapporto uomo-natura, elemento fortemente presente in tutta la letteratura, a partire dal mondo classico, per poi arrivare al Novecento, facendo una tappa fondamentale nel periodo del Romanticismo. Hemingway sviluppa questo rapporto sotto il punto di vista del rispetto per l’animale; Santiago, infatti, non vuole né ingannare né far soffrire il pesce che sta pescando, nella fattispecie un marlin bianco, trattandolo come un degno avversario e arrivando quasi ad umanizzarlo (ciò tuttavia non giustifica il nostro autore americano nella sua violenta passione per la caccia e per la pesca). La critica ha sempre cercato allegorie e significati profondi all’interno del romanzo, ma a mio avviso non ve ne sono; Hemingway è così, un po’ cinico, diretto, sincero.

<<L’uomo non trionfa mai del tutto, ma anche quando la sconfitta è totale quello che importa è lo sforzo per affrontare il destino e soltanto nella misura di questo sforzo si può raggiungere la vittoria nella sconfitta.>>

di Giulia Barison

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