#MyBloodyValentine

Ah, l’amour! Siamo banali, per una volta. Ce lo concediamo: è il 14 Febbraio, S. Valentino, e noi vi presentiamo il colore dell’ammmòre, il rosso. Ma badate: siccome non è nel nostro stile fare qualcosa di noioso e già visto, nemmeno provandoci con tutti noi stessi, non troverete ciò che vi aspettate. Il rosso non è solo cuoricini e cupidi, ma anche sangue, passione travolgente, desideri morbosi e spirali di sensi. Che aspettate, allora? Leggete e scoprite il vostro Bloody Valentine! Ci vediamo fra due settimane con l’ultimo appuntamento di questa rubrica, con una playlist arcobaleno.


ROSSO POMPEIANODaphnis et Chloé: Pantomime, Ravel (Dario Caporuscio)

La musica di Ravel, con le sue sfumature spagnoleggianti, è facilmente associabile al colore rosso: insieme ad altri musicisti francesi come Debussy e Messiaen, Ravel è forse il compositore più abile ad usare i timbri dei vari strumenti dell’orchestra come una tavolozza sonora di colori. Il balletto “Daphnis et Chloé” è ispirato al romanzo greco “Le avventure pastorali di Dafni e Cloe” di Longo Sofista, che racconta la storia d’amore di un pastore ed una pastorella abbandonati alla nascita e cresciuti insieme. In “Pantomime”, la penultima scena, i due amanti mimano il mito del dio Pan, raccontato dal pastore Lamone: Pan si innamora di una fanciulla, Syrinx, che, per sfuggire al dio, si nasconde in un canneto; Pan allora trasforma la fanciulla in una canna che poi utilizza per costruire un flauto. Ravel in questo brano utilizza le scale modali greche, creando un’atmosfera classicheggiante, mentre l’utilizzo del flauto, come nel brano Syrinx di Debussy, si riallaccia al mito di Pan. Ascolta su YouTube

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ROSSO PAPAVERO: La guerra di Piero, Fabrizio De André (Linda Pietrasanta e Anna Zoppè)

Esiste il rosso papavero? È la domanda che ci siamo poste ascoltando La guerra di Piero in vaporetto, pensando a #mybloodyvalentine. Forse no, tuttavia la guerra di Piero rossa lo è. Rossa come i papaveri che vegliano sul suo corpo, come la bocca che racchiude le sue ultime parole, come il cuore custode del suo amore per Ninetta e della sua compassione per l’uomo in “divisa di un altro colore”. Rosso però è anche il sangue versato in guerra, quel sangue che sa dell’inferno e del peccato di chi ignora l’umanità di cui è capace Piero. Dopo questa canzone un po’ bloody e un po’ valentine, concludiamo il nostro malinconico San Valentino su Rai1 alle 21. Ascolta su YouTube

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ROSSO SANGRIA: Killing me softly, Fugees (Alba Dal Bianco)

Killing me softly esprime l’amore più puro e passionale, accompagnato dall’amarezza che questo sa procurare allo stesso tempo. L’empatia istantanea che si instaura tra la protagonista e il musicista appena incontrato crea un’atmosfera di dolce rapimento: con le sue parole, l’uomo racconta il dolore della giovane pur senza conoscerla, facendo riemergere in lei ciò che aveva cercato di dimenticare. Il caldo tono della voce di Lauryn Hill, assieme alle rime di Prass Michel ed al ritmo della batteria di sottofondo, trasmettono il calore nato nell’animo della giovane, innamoratasi al primo ascolto della voce e delle parole di lui, colpevole della sua morte così delicata. Ascolta su YouTube

ROSSO FUOCO: Streets of Fire, Bruce Springsteen (Adriana Montaguti)

È una canzone cinematografica. Comincia in un buio quasi totale, tanto che possiamo perfino sentire dei passi echeggiare sull’asfalto. Solo una lama di luce tenue illumina pochi dettagli in modo quasi abbagliante, organo e voce che tendono l’oscurità e rendono insopportabile la furia che monta dentro come un grido. Quando finalmente entrano, tutti insieme, gli altri strumenti, è un sollievo violento. Mentre la figura nel buio continua a camminare, le mani nelle tasche dei jeans e la strada deserta e umida della rugiada del mattino, la canzone continua a crescere al ritmo dei suoi passi, come le fiamme che divampano brutali alle sue spalle. Ascolta su YouTube

ROSSO SCARLATTO: Fever, Elvis Presley (Rachele S. Bassan)

La versione di Presley è avvolgente, sensuale nella sua essenzialità. Il pulsare del sangue nelle orecchie è scandito dal contrabbasso, le cui corde vibrano bollenti all’altezza dello sterno. La voce di Presley – enfatizzata dalla versione intima a organico minimo della canzone – è il sussurro nell’orecchio di quando you put your arms around me, tanto che il suo vibrato assume tutto un altro sapore. Respiri affannosi nel buio, un’impazienza tollerata a malapena, un calore bruciante sotto la pelle – feverAscolta su YouTube

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