Breve storia del ponte dell’Accademia

Il ponte di Rialto rimase per 300 anni l’unico collegamento tra le due sponde del Canal Grande, la principale arteria lagunare della Serenissima. Solo durante l’ultima dominazione austriaca della città (1848-1866) sorse l’esigenza di ulteriori attraversamenti. L’ingegnere inglese Alfred Neville, specializzato in ponti di ferro nonché proprietario di una fonderia a Venezia, fu incaricato di sopperire a questa carenza. Nel 1854, perciò, egli progettò la costruzione di un ponte di ferro di una sola travata orizzontale di 50 metri di luce, detto Ponte della Carità, nei pressi del complesso della Carità – Convento, Chiesa di Santa Maria della Carità e Scuola Grande della Carità, poi adibiti a sede dell’Accademia di Belle Arti di Venezia e delle Gallerie dell’Accademia -.

L’attuale ponte dell’Accademia, incredibilmente, nacque come struttura provvisoria. Nel periodo fascista, a causa degli ormai preoccupanti segni di deperimento e corrosione, venne indetto un concorso nazionale per la costruzione di un nuovo ponte di pietra che fu vinto dall’architetto Duilio Torres e dall’ingegnere Ottorino Bisazza. Tuttavia, per colmare l’attesa, si decise di realizzare un ponte provvisorio in legno annerito ad unica arcata di 48 metri di luce, il più grande dell’epoca in tutta Europa, su progetto di Eugenio Miozzi (1889-1979). L’opera fu completata in tempi brevissimi, appena 37 giorni, tra il 10 dicembre 1932 e il 15 gennaio 1933, e si trasformò in definitiva per via della guerra.

Il legno necessita di una manutenzione continua e molto costosa. Nel 1948 arconi strutturali d’imposta in acciaio sostituirono gli analoghi in legno, mentre nel 1986 si rese necessaria la totale sostituzione degli elementi in legno. Un ulteriore intervento di manutenzione è datato 2009.

Per questo motivo, è stata più volte presa in considerazione la messa in pratica del progetto di Torres-Bisazza. Eppure il detto “Provvisorio come il Ponte dell’Accademia” indica una situazione provvisoria diventata in seguito definitiva.

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