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Judith

di Giulia Barison

La signora Hodge insegnava scienze alla scuola elementare di Fairview. Era opinione comune che fosse la migliore insegnante della contea, ma non solo. Era anche un’adorabile moglie, madre di tre favolosi bambini, impeccabile casalinga, devota cristiana, presidente del comitato cittadino ed organizzatrice di qualsiasi evento riguardasse la ridente città di Fairview. Il suo aspetto era sempre estremamente curato e, nel tempo libero, si dedicava all’attività di volontariato e al golf. Sì, era opinione comune che la signora Hodge fosse una donna da prendere a modello e nessuno sapeva ciò meglio di lei, la quale era estremamente orgogliosa della sua vita così ordinata, ricca di valori e di successo.

Era un venerdì mattina. La signora Hodge, come ogni giorno, si era svegliata, si era vestita di un elegante tailleur rosa, aveva preparato la colazione ai suoi tre figli e al marito e, dopo aver bevuto una tazza di caffè amaro (ad una certa età lo zucchero diventa una delle tante minacce alla linea di una donna), si era avviata alla scuola elementare di Fairview, la quale distava qualche minuto a piedi dalla sua bellissima casa. Era entrata in classe con i suoi soliti cinque minuti d’anticipo e aveva atteso l’arrivo dei suoi giovani alunni, fantasticando sul fine settimana in barca che la stava aspettando.

– Buongiorno bambini. Oggi la nostra lezione verterà su un argomento molto interessante: la Terra. –

Porter, un bambino estremamente curioso, ma poco perspicace alzò subito la mano.

– Dimmi, Porter. –

– Maestra Hodge, io non credo che la terra sia interessante. Anzi, la mia mamma, quando torno a casa con i vestiti sporchi di terra, si arrabbia molto e non mi permette di guardare la televisione. –

L’intera aula si riempì subito di risa infantili e la signora Hodge non poté trattenere un sorriso, dettato più dalla stupidità di quel bambino così diverso dai suoi figli (sin dalla prima elementare erano stati i migliori della loro classe), che dalla tenerezza.

– Porter, caro, io non mi riferisco alla terra di cui parli tu e, anzi, mi trovo in totale accordo con tua madre. L’ordine e la disciplina sono fondamentali. Mi riferisco a qualcosa di molto più affascinante ed altisonante: il pianeta Terra, quella grande sfera blu e verde nella quale noi viviamo. –

Porter arrossì e abbassò la testa in un flebile “oh”.

– Dunque, la Terra è uno dei nove pianeti conosciuti ed il terzo pianeta in ordine di distanza dal Sole. Per moltissimi anni si è creduto che fosse il Sole a girare intorno alla Terra, ma grazie a insigni scienziati, quali Copernico, Galilei, Foucault e Newton, si arrivò alla conferma di una teoria eliocentrica, secondo la quale non è il Sole a girare intorno alla Terra, bensì la Terra a girare intorno al Sole. Oltre a girare intorno al Sole la Terra ruota anche su stessa, da ovest verso est, cioè in senso antiorario… –

Fu in quel momento che Judith, una bambina estremamente intelligente, ma molto silenziosa alzò la sua manina, nello stupore generale.

– Dimmi, Judith. Qualcosa non ti è chiaro? – chiese la signora Hodge con un sorriso.

– Temo che Lei, maestra Hodge, abbia commesso un errore. La Terra non ruota su se stessa in senso antiorario, bensì in senso orario. –

– Ti sbagli cara, basta che tu legga il tuo libro di scienze a pagina 33 per averne conferma. –

– So, maestra Hodge, cosa dice la scienza al riguardo, ma non sono d’accordo. –

La classe aveva ormai perso l’eccitazione per il nuovo argomento, che l’avrebbe sicuramente portata ancora una volta nel laboratorio di scienze tra vetrini e microscopi, e guardava silenziosamente la compagna tanto temeraria. La signora Hodge, dal canto suo, era indispettita e sorpresa da quell’intervento così inaspettato, ma decise di mantenere la calma e chiedere alla sua alunna impertinente quale fosse il motivo del suo disaccordo.

– Maestra Hodge, abitiamo un pianeta nel quale il cancro ci viene venduto a pochi dollari in comodi pacchetti di carta, l’epatite in pratiche bottiglie di vetro riciclabile dai tappi di sughero biodegradabili, l’innocenza ci viene presentata morta, insanguinata ed incellophanata sui banchi frigo dei supermercati, oppure in pillole bianche, o ancora nelle vetrine dei negozi di alta moda. Abitiamo in un pianeta nel quale ci insegnano con la sedia elettrica o con pallottole e polvere da sparo che è sbagliato uccidere, con la guerra che bisogna fare la pace. Abitiamo in un pianeta nel quale due persone che si amano non possono amarsi perché non hanno i presupposti naturali per farlo davanti a Dio e davanti alla legge, ma davanti a Dio e davanti alla legge é lecito che una bambina che non conoscerà mai il significato del verbo “amare” sposi un uomo anziano e violento. Non voglio dilungarmi ancora in questa lista, ma spero che questi pochi esempi le bastino per capire perché non sono d’accordo con il nostro libro di scienze: viviamo in un pianeta che gira alla rovescia. –

Silenzio.

– Bene, bambini. Oggi potete cominciare la ricreazione con un po’ di anticipo, su, andate. –

I bambini si guardarono sbalorditi e attesero qualche secondo in silenzio, finché Donovan non si alzò dalla sua sedia e corse in cortile, dove tutti lo seguirono. Anche Judith seguì i suoi compagni, ma non giocò con loro. D’altronde non giocava mai con loro. La signora Hodge, invece, frugò nella sua borsa finché non trovò il suo cellulare.

– Pronto? Parlo con la signora Meyer, la madre di Judith? Salve. Sono la signora Hodge, la maestra di scienze di sua figlia. Dovrei parlarle con urgenza. –

Il giorno dopo il banco di Judith era vuoto e rimase vuoto per molte settimane, finché non venne occupato da Rex, un bambino al quale stavano già crescendo i baffi, ma che non aveva ancora smesso di infilarsi le dita nelle cavità nasali, collezionando i tesori trovativi sotto il banco.

Quello stesso giorno Porter accompagnò la madre al supermercato e sostò per molto tempo davanti al banco frigo.

– Tesoro, cosa stai cercando? Ho già comprato gli hamburger per questa sera. –

– Sto cercando l’innocenza, ma non riesco a trovarla. Ci sono tanti cartellini, ma su nessuno vi è scritto “innocenza”. –

La madre di Porter, a sentire queste parole uscire dalla bocca del figlio così poco perspicace per capire la metafora detta il giorno prima da Judith, trasalì e il suo sguardo cadde sugli hamburger insanguinati ed incellophanati che giacevano nel suo carrello. Le parole del figlio la avevano fatta sentire in colpa, anche se non capiva perché e decise di riporre quegli hamburger vicino al cartellino con su scritto “Offerta: hamburger di maiale scontati del 20%”, soddisfatta della sua scelta. Ma il giorno dopo lasciò a casa Porter e tornò al supermercato. Corse al banco frigo e prese una confezione di hamburger, vicino a questi il cartellino diceva: “Offerta: hamburger di maiale scontati del 50%”. Ne prese un’altra confezione e sorrise, “Oh, d’altronde oggi sono scontati del 50%!”.

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